"Neo, the Matrix has you" - Parte seconda.

"Neo, the Matrix has you" - Parte seconda.

Riprendiamo il discorso lasciato in sospeso nella lettera precedente.

Il problema della conoscenza o della non-conoscenza (cioè dell’ignoranza) è uno dei problemi capitali della condizione umana. L’altro è l’egoismo.   Come mai? Rispondiamo: ciò è così perché il conoscere è il primo passo – certo, non l’unico passo – nella via che porta alla libertà dall'ignoranza e dall’egoismo; che è dire: dalla sofferenza.

C’è però la libertà negativa, quella che Adamo ed Eva scelsero mangiando “il frutto proibito dell’albero della conoscenza”, che dopotutto non era una vera scelta, giacché sedotti dal Serpe luciferico – quindi ingannati perché innocenti ed ignoranti – non potevano sapere le conseguenze del peccato. Erano tenuti ad obbedire al divieto di Dio, ma non sapevano il perché… E riteniamo che solo chi sa a cosa va incontro può realmente scegliere; chi non sa al massimo può tirare a indovinare, cioè “scegliere a caso” come nel gioco delle 3 carte: infatti la povera gente, non conoscendo né le cause né gli effetti di quasi nulla, è in balia del caso (“sì Smith, hai ragione, davvero patetico!”).

La vera Libertà, quella che libera positivamente dal dolore, dalla necessità e dalla morte (sì, abbiamo scritto bene: “dalla morte”) può provenire soltanto da un input iniziale di autocoscienza, la stessa che, a quanto pare, i nostri mitici Genitori non avevano. Allora la situazione si complica, diventa un dilemma: se mangiare la “mela della conoscenza” era necessario per acquisire l’auto-coscienza dove è il peccato? Perché riflettiamoci un po’: se un soggetto non è cosciente, come può essere ritenuto responsabile di colpa alcuna? Questo lo sanno molto bene gli avvocati difensori, quando davanti ai giudici invocano l’incapacità d’intendere e di volere dei loro clienti. Dunque cosa facciamo con Adamo ed Eva? Se sono stati raggirati dal Serpe perché innocenti come bambini, ossia inconsapevoli, essi non possono essere imputati d’alcun reato. Per esserlo dovevano prima cibarsi dell’albero della conoscenza, e solo poi – essendo consapevoli di averlo fatto – potevano continuare liberamente a peccare, cioè letteralmente ad “inciampare”, ad “incappare” in errore, riparandolo susseguentemente con la giusta sofferenza. Sofferenza che, ancora, dovrebbe essere apportatrice di coscienza, di genuino pentimento… altrimenti si torna ad “inciampare”. Ecco la funzione rettificatrice del concetto orientale di karma.

Questo è il dramma dell’uomo attuale, Mr. “Nowhere man” (ricordate i Beatles?), già…che crede di essere libero ed invece non fa che confondere per “libertà” quello che è soltanto l’appagamento delle necessità a cui è costretto, nonché dei capricci e delle bramosie indotte che insorgono in lui come trasogni, e che crede siano sue. Necessità, imperiosità di primo ordine che provengono dalla Natura (respirare, nutrirsi, riposare, difendersi dal clima, dalle bestie e dai consimili, riprodursi, curarsi, ecc.), nonché necessità di secondo ordine: tutto l’occorrente per vivere nel migliore dei modi. Il compito del Sistema è appunto questo: garantire attraverso l’istituzioni tutte le funzioni sociali utili al miglior vivere (economia, educazione, comunicazione, ordine pubblico, difesa, sanità, culto religioso, ecc.), tramandando alle nuove generazioni le conoscenze necessarie per continuare a sopravvivere. L’ottimizzazione graduale di quell’indispensabile consegna (da dove deriva il concetto “tradizione”, pensate) porta il nome di “progresso”, che, scevro di valori morali  e ideali, viene totalmente sbilanciato dagli incalzanti miraggi tecnologici ed economici che comportano (e sarà ancora peggio in futuro) delle amare conseguenze.  Ecco il Serpe luciferino, ecco il male, la menzogna del miraggio: il lascito proveniente dalla libertà negativa, magnificamente illustrato nel mito greco della cassa di Pandora.

La vera Libertà può provenire soltanto dall’uomo autocosciente, da colui che può e non deve come Adamo (quel disubbidiente!) scegliere fra il e il no. Il Cristo disse: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, ma ammaestrando il giovane ricco che chiese di seguirlo, su cosa doveva fare (la risposta fu: “vendi tutte le tue ricchezze e dalle ai poveri e poi vieni da me”), lasciò a costui la libera scelta di restare in Matrix o di uscirne fuori. Pertanto dapprima gli insegnò: gli donò la conoscenza (su cosa doveva fare), ma subito dopo lascio alla coscienza e alla volontà del giovane la determinazione di farla o meno. Coscienza che nel giovane diventò auto-conoscenza: la conoscenza interiore – cioè essenziale, animica – di se stesso. Quella che di sicuro mancò a “papà” Adamo ed oggi è mancante alla nostra povera gente, quella che nemmeno sa perché fa arti marziali: i concittadini di Matrix… che in qualsiasi momento incorporano un “demone” (un “Mr. Smith” qualsiasi) e ammazzano la figlioletta di due anni, la madre, il marito o la maestra di scuola!

“Il Regno dei cieli è dentro di voi” sentenziò il Maestro, indicando (come riuscì a capire Angelo Silesius, un mistico del XVI secolo) che la Sua Pasqua sarebbe rimasta inconclusa se un minuscolo “pezzettino” del Cristo stesso, cioè il Principio cristico, non rinasceva nel cuore animico di ciascun uomo. La Natura ci umilia parificandoci alle bestie e alle volte ci toglie l’anima come accade con i “zombi” dell’Haiti (“ma sarà vero maestro? – siii, vi dico che è vero…caspita!”). Il Sistema invece ci umilia rendendoci macchine, unità virtuali d’informazione e di consumo energetico. Batterie “Duracell” come mostrava nel film il capitano della Nabucodonosor, Morpheus.                                    

Dunque la Libertà non è da quelle parti, essa è nella comunione con la Sopra-natura che potenzialmente giace come dono dentro di noi da quando il Divino fattosi persona s’immolò nel Golgotha. A noi tocca scegliere – quindi intelligere – se accettarla o meno; abbiamo l’esempio dell’aneddoto evangelico del giovane ricco: non tutti accettano la Verità, che è come dire di non voler essere liberi, positivamente liberi. Il cammino della liberazione dalle due nature, quella bestiale e quell’artificiale, va verso l’interno, verso il cuore spirituale che già è dentro di noi, ma dorme, come del resto dorme tutta l’anima dell’uomo che sogna di essere sveglio.

Se, però, l’uomo nella sua ignoranza crede d’essere già sveglio non c’è possibilità di risveglio, salvezza o liberazione alcuna. Un dormente sonnambulo – credendosi sveglio – è capace di fare le stesse cose che fa da desto; persino predicare il Vangelo o fare un hyong di Tang Su Do! (“dai, master, ora non esageriamo!”). Si ha bisogno perciò del primo passo: la conoscenza dei fatti e, congiuntamente, dell’autocoscienza, cioè del risveglio interiore.  Nella parabola evangelica il giovane ricco si negò a seguire il Cristo, ma seppe prima come stavano le cose e poi vide dentro di sé che il suo cuore non era ancora pronto. Quantomeno il “buon figlio di farisei” è stato cosciente! Quindi responsabile (chissà che fine avrà fatto quel borghesuccio?... tornato entro Matrix avrà fatto parte della cricca dei vari Sypher? Mamma mia... dire di no al Cristo in persona!).

 Vedevamo prima come il genere umano era, da una parte, sottoposto alle sollecitazioni di madre Natura e, dall’altra, a quelle del “nomos” sociale o Sistema, una specie di seconda natura che gli esseri umani si costruiscono per contrapporsi alla prima Natura e dominarla.  A tale guisa, il Sistema trova la sua giustificazione nell’idea utopica della sopravivenza illimitata, gia insita nell’anima umana (vedi nell’immaginario collettivo l’eroe Gilgamesh o quello più recente Highlander), nonché nella volontà di potenza (vedi Superman o l’imperatore di “Guerre stellari”). Idee utopiche e volontà titanica per sfidare il Divino – o se preferite “gli dei” della Natura – con cui ribellarsi alle costrizioni indesiderate di essa (inclemenze climatiche, carestie, catastrofi, malattia, vecchiezza e morte) sono, assieme alla conoscenza del “come e del perché”, la ragione d’essere, il fondamento del Sistema; ben inteso: d’ogni sistema od ordinamento stabile della realtà sociale, sia preistorico, feudale o capitalistico.

Scorgiamo allora che nell’umano ci sono tre conati, tre stimoli vitali, che sono serviti per contrastare la Natura e beffare “gli dei”:

1) All’angoscia dell’idea della morte consegue un anelito d’immortalità. Aspirazione alla sopravvivenza illimitata che è solo umana; gli animali, infatti, non hanno coscienza della durata della loro vita, dacchè non avendo razionalità non hanno possibilità di memoria intellettiva, né – ovviamente – idea alcuna di passato o di futuro.

 2) Per vincere la morte, uno fra i castighi maggiori della lunga serie d’umiliazioni a cui ci hanno condannato “gli dei”, innanzitutto urge una forte volontà per lottare: la volontà di dominio, la volontà di potenza.

 3) Il conoscere aiuta all’acquisto della potenza; la conoscenza del “come” fare una cosa – e nel migliore modo – appartiene all’arte, la conoscenza del “perché” alla scienza.

 Di fatto, arte e scienza (ed inizialmente i surrogati di essa: il mito e la filosofia) nascono con il “nomos”, e solo in esso hanno senso e possibilità di sviluppo. Grazie alla conoscenza razionale l’essere umano s’innalzò sopra gli animali, scrutando nella Natura con mezzi ingegnati dalla sua intelligenza, dal suo estro. Ma la preservazione della conoscenza ed il suo successivo evolversi è stato possibile grazie al nomos, vale a dire grazie al Sistema.

Ed ecco il paradosso:                                                                                                             

Per sconfiggere la Natura l’uomo si creò un habitat artificiale, una seconda natura, che però gli è costata un prezzo molto alto: la dipendenza a nuove sollecitazioni, l’adempimento di nuovi obblighi per soddisfare nuovi bisogni; quindi altre “catene” ancora, ma questa volta il pegno d’addebitare si è fatto sul conto della libertà animica. Diversamente ai tempi antichi in cui si schiavizzavano (atrocemente) i corpi, oggi la schiavitù incombe sulle anime. L’anima dell’uomo moderno è prigioniera di un regno artificiale incantato, che però sottrae a lui vitalità: la sua capacità emotiva languisce, e allora, non sapendo più come sentirsi un po’ felice, beve o si droga…o butta sassi dal cavalcavia per sentirsi un qualche brivido addosso! Sì, ed è ancora peggio: il “pagamento” include la mancanza di tempo (od energia, che per Einstein erano riducibili all’identità) per informarsi e sapere, per inculturarsi insomma. Mancanza di tempo-energia che ci condanna anch’essa all’ignoranza, benché lo faccia subdolamente, per via indiretta del consumare-produrre-fugare.  La dipendenza dell’uomo antico era per modo di dire esterna, materiale e istintiva, appunto: naturale. Quella dell’uomo attuale è molto più insidiosa giacché ha a che fare con un Sistema che strutturalmente vincola e psicologicamente uniforma gli individui che in esso “vivono”. Per quanto possano “vivere” gli zombi ed i robot!

Corollario: “La gente comune non sa perché vive quanto non sa perché fa arti marziali”.

Ebbene, vogliamo sapere perché viviamo? Qual è lo scopo della nostra vita? Si? Allora cominciamo col rispondere perché facciamo arti marziali, il che è una possibilità – fra le tante – di trovare la verità su quanto crediamo e come disponiamo delle nostre vite. È più facile domandarci perché facciamo Tang Su Do che non domandarci la ragione per cui respiriamo, vero? “Il problema è la domanda, Neo” asseriva Triniy, l’eroina del film.  

Scusate la provocazione. A voi appartengono le domande… se poi ritenete che possa aiutarvi a trovare le risposte, scrivetemi. 

Tang Su! V.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share this Post: