Per una educazione in profondità

Per una educazione in profondità

"Se sono un educatore, e il mio allievo non corrisponde a ciò che desidero, non devo volgere il mio risentimento contro di lui, ma contro me stesso. Devo sentirmi talmente unito con l'allievo da chiedermi:  “Ciò che difetta all'allievo non è forse conseguenza della mia opera ? Invece di risentirmi con lui, rifletterò come io stesso mi debba regolare perché in avvenire l'allievo possa corrispondere meglio alle mie aspettative. Da un simile atteggiamento viene gradatamente a trasformarsi l'intero modo di pensare dell'uomo. Questo vale tanto rispetto agli eventi piccoli quanto ai grandi. Con tale disposizione considero, per esempio, un malfattore diversamente da prima. Trattengo i miei giudizi e mi dico: “Io sono soltanto un uomo come lui; forse solo l'educazione, che le circostanze mi hanno permesso di avere, mi ha salvato da un destino pari al suo”. Arrivo allora anche al pensiero che questo mio fratello sarebbe divenuto diverso se gli educatori che hanno diretto le loro cure su di me le avessero rivolte a lui. Rifletterò che mi è stato concesso qualcosa che a lui è stato sottratto, e che vado debitore della mia virtù al fatto che egli ne è rimasto privo.  Non sarà allora lontana l'idea che io sono un membro dell'intera umanità e perciò corresponsabile di tutto quello che succede.
E' scontato dire che tale pensiero non deve immediatamente tradursi in agitazione o azione esteriore. Deve piuttosto essere coltivato nel silenzio dell'anima. Allora gradatamente si esprimerà nella condotta esteriore dell'uomo. In tali cose ogni persona può iniziare questa riforma soltanto su se stessa. A nulla giova, in merito a tali pensieri, cercare d'imporre degli obblighi all'umanità in generale. E' facile formarsi un criterio su come gli uomini dovrebbero essere; chi segue la Via del perfezionamento spirituale lavora però nella profondità, non alla superficie.
Sarebbe perciò un errore voler stabilire un nesso fra questa condizione di chi "lavora" interiormente e qualsiasi altro obbligo esteriore, ad esempio politico, col quale la disciplina interiore nulla ha a che fare. Gli agitatori politici di solito "sanno"ciò che vogliono "chiedere" agli altri uomini; parlano poco però degli obblighi che debbono imporre a se stessi".  

Rudolf Steiner, "L'Iniziazione" (1904/5).    Il neretto, le sottolineature e l'uso di alcuni termini diversi da quelli impiegati nella traduzione italiana originale, al fine di una maggiore comprensione dei lettori, sono nostre. 

La citazione ci è parsa appropriatissima per il miglioramento della nostra funzione d'insegnanti; insegnanti di Tang Su Do ma, all'occorrenza, insegnanti (o "educatori") di qualsiasi altra arte o scienza a fin di bene. L'occasionale citazione di uno Steiner, Aurobindo, Gurdjieff, Kant, Gandhi, Marx o chicchessia , non tradisce il principio di aconfessionalità del nostro statuto fondante, cui obbiettivo primario è la pratica e la diffusione dell'arte del TSD. Tuttavia, il TSD è wei (esterno), nei (interno) e shim (spirituale) kong : "lavoro", e quindi ogni ricerca sul piano tecnico o teorico di ciascun livello è valida a sostenere i nostri passi nel "Do" ( "la Via"), il nostro "fin di bene".
La ricerca quando è eclettica, a 360°, quindi non curante di dogmi né pregiudizi di nessun tipo, alle volte, però, si può avvalere di argomentazioni e di postulati in attesa di verifica: in attesa di confronto con il vero, ossia con la Verità. Tale è il nostro intento.

"Siate una lampada per voi stessi.
Siate un rifugio per voi stessi, senza un altro rifugio.
Che la Verità sia la vostra lampada.
Che la Verità sia il vostro rifugio, senza un altro rifugio"

Il Buddha - "Mahaparanirvana sutra"

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