Lettera a Roberto Florio

Lettera a Roberto Florio

Caro Roberto Florio,
istruttore (Kyòsa) 3° Dan.

In seguito ai recenti avvenimenti che ci hanno ancora una volta concesso di misurare o commisurare la tua storia con la mia, in questo intreccio di storie personali che di continuo tessono il tappeto dove scorre il Do della "Mano Cinese", ti farò da "maestro" raccontandoti una storia tirata fuori dai miei annali, che spero tu gradisca.
Te l'ho già raccontata davanti ad una pizza, mi pare, (o era un antipasto alla romana ?) e ora la pubblico sul nostro sito così che la sappiano tutti e così si incoraggino a scrivere ed a domandare - un segno di interesse e di vitalità, poichè i morti - interiormente morti - non domanderanno né scriveranno.

Molti anni fa, quando tu non eri ancora nato, è stato portato a Roma dal Giappone un grande maestro di Aikido, che all'epoca penso fosse minimo 6° Dan, oggi è 8°: Hiroshi Tada.
Tada è stato allievo di O Sensei Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikido, un mistico guerriero che nel mio immaginario giovanile costituì il modello del Maestro che io avrei voluto avere nel Tang Su Do. Hiroshi Tada è stato istruttore in Giappone di un mio carissimo amico, fondatore dell'Aikido in Argentina, Katsuyoshi Kurata, oggi 5° o forse 6° Dan. Una precisazione: nell'Aikido AIKIKAI, come in altre scuole tradizionali (vedi il Kendo del M° Junji Endo), i Dan non si danno soltanto per la tecnica - ossia il livello di conoscenza - ma anche e soprattutto per il livello di essere. Un praticante può restare per tutta la vita 2° o 3° Dan se il suo livello di essere umano non progredisce al pari della sua tecnica.
Dunque Hiroshi Tada arrivò in Italia nel 1964 e dopo qualche mese dal suo arrivo è stato invitato ad insegnare l'Aikido nella palestra Zen-Shin di Piazzale Euclide (Parioli) di Roma, un posto veramente "in" frequentato da "pariolini", da personaggi dello spettacolo e della borghesia altolocata. Un "bel" posto davvero. Il titolare della palestra, Maestro Silvano Addamiani - personaggio molto noto nel Judo, già campione e poi allenatore della nazionale alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, Messico e Montreal - gli offrì uno spazio d'insegnamento con un compenso fisso minimo, facendo la promozione necessaria e tutto quanto l'occorrente per lanciare la disciplina nel cuore di Roma. Il primo mese la gente veniva, guardava, domandava e se ne andava: non si iscrisse nessuno. Il Maestro Tada, in divisa, faceva il suo saluto davanti alla fotografia di O Sensei nel Kamiza e si allenava da solo. Il secondo mese avvenne lo stesso. Il terzo mese il Maestro Addamiani chiese cortesemente di essere accettato come allievo provvisorio indossando la cintura bianca per acconsentire al Maestro di allenarsi e poter far vedere agli eventuali visitatori delle azioni a due.
Questo durò per altri 3 mesi. Alla fine del sesto mese il dottor Addamiani porse le più sentite scuse per il fallito tentativo di formare un centro di Aikido nel suo dojo e congedò il Maestro Tada ringraziandolo, ammirato dalla sua perseveranza, visto che il sensei non aveva avuto nell'arco di sei mesi un solo iscritto. Correva l'anno 1967.

Io sono arrivato in Italia dieci anni dopo. Ebbi un destino simile. Nel 1981 (o 1982?) ero in cerca d'una palestra a Roma centro per insegnare Tang Su Do. L' Addamiani mi disse che aveva dato o venduto la sua palestra ad altra gente del settore; gente che, si dava il caso, mi conosceva. Così mi sono presentato con la mia A112 tutta scassata nel quartiere dei Parioli a chiedere a questi amici di farmi uno spazio. La risposta è stata negativa, c'erano già tutti gli orari presi d'assalto dalle svariate discipline marziali e di combattimento sportivo. Con rammarico per l'ennesimo diniego del destino, all'uscita, sporgente dalla pattumiera della palazzina, vidi un quadro rotto con la foto di O Sensei. Dissi a Monica, la nostra segretaria che fedelmente mi accompagnava come Sancho seguiva il Chisciotte di mulino in mulino: "Vedi che mancanza di rispetto, quanta tristezza..." E lo presi con me senza sapere la storia di Tada di cui non conoscevo nemmeno il nome. Lo portai a casa mia a Rocca di Papa, gli cambiai il vetro, lo aggiustai e lo appesi al muro della mia stanza. Quando ho aperto il mio primo dojang gli ho fatto un posto d'onore nella mia segreteria e d'allora lo porto sempre a riparo con me.                                                                              

Nel 1994 si festeggiò al Palaflaminio di Roma il 30° anniversario dell'Aikido in Italia, patrocinato dall'Ambasciata del Giappone. Una fila davanti a me era seduto il figlio di O Sensei, Kisshomaru Ueshiba, già ultrasettantenne, che poi coraggiosamente si esibì in pratica. Fra tanti maestri dimostranti c'era il fondatore dell'Aikido in Italia, Hiroshi Tada, tornato per l'occasione dal Giappone dove ormai risiede, finita la sua difficile missione in Italia.
Commentando l'evento una settimana dopo, il dottor Addamiani mi raccontò di Hiroshi Tada l'aneddoto con il quale abbiamo aperto questa lettera.
Ho saputo chi era, ho saputo che si aveva allenato nel Zen-Shin senza allievi, ho congetturato che per sei mesi da solo e/o in compagnia dell'Addamiani si inchinava con amore reverenziale davanti alla fotografia del suo Maestro, O Sensei, all'inizio e alla fine d'ogni pratica,  due volte a settimana. Sì, proprio la fotografia che portai con me a casa e che tutt'ora custodisco, perchè fra l'altro possiede tutto il ki della sofferta storia di Tada: mi serve d'esempio, sai?
Il diavolo che tentò il Cristo nel deserto, Satana in persona, non se la prenderebbe mai con un piccolo cristiano come me o come te, ha cose molto più importanti da fare! E poi non sarebbe giusto, uno così grande con uno così piccolo ...  Hiroshi Tada ebbe una prova del deserto, cioè la refrattarietà del pubblico romano, ignorante e ostile ad ogni spiritualità autentica, ma è un grande maestro perciò la sua prova è stata proporzionale alla sua capacità. Tu, Roberto, che sei un ragazzo sano, bello, giovane, tecnicamente quasi perfetto, 3° Dan con i fiocchi, hai avuto la tua prova. Quattro allievi il primo mese in un ambiente innocentemente ostile, la palestra di una scuola elementare di borgata dove pensano che l'istruttore sia uno che mena, un bullo. Quattro bambini e ti sei scoraggiato.
Certo, tu non sei un ottavo Dan come Tada, ma nemmeno io sono un grande maestro. Ognuno ha quel che si merita però... ed ecco la morale: s'impara anche accettando le proprie sconfitte. Le proprie debolezze. Le proprie menzogne. Le proprie false immagini. Mai rinunciando alle proprie convinzioni.
Hai voluto insegnare? Ecco, hai avuto la possibilità di confrontarti con le forze del nulla, con la superficialità, con l'incomprensione. La prossima volta andrà meglio, vedrai. Nella vita tutto quello che presentatoci come ostacolo non si supera, ci si ripropone più avanti, forse in un'altra forma ed in un altro contesto. Sempre alla misura delle nostre capacità: all'ottavo Dan la prova all'altezza della forza spirituale dell'ottavo Dan, al terzo Dan la prova all'altezza della forza di un terzo Dan.

Dopo tutto siamo guerrieri, no?

PACE E' FORZA ! Alla prossima!

M° R.D. Villalba

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