Educate il corpo con la mente
Plasmate la mente con lo spirito

Arte marziale tradizionale orientata al benessere, alla crescita personale e alla difesa consapevole.

L'Arte Marziale

Il Tang Su Do affonda le radici nel Bu-Do tradizionale e nelle filosofie del Taoismo e del Buddismo. Introdotto in Italia nel 1977 dal Gran Maestro Roberto Daniel Villalba, trova nel Hak Won una rigorosa impronta stilistica orientata alla ricerca, all'evoluzione e alla crescita personale.

Al centro del nostro percorso c'è l'educazione alla non-violenza, la mutua amicizia e la consapevolezza dei comportamenti. La pratica si sviluppa in un cammino completo: dal lavoro esterno sul corpo (Wai-Kung) all'equilibrio della mente (Nei-Kung), fino a risalire alla dimensione dello spirito (Shim-Kung).

Un metodo educativo per la vita

Hun Jang

Giuramento di Non Violenza

Alleneremo il corpo e la mente in accordo con lo Spirito dell'Arte della Difesa personale.

Coltiveremo lo spirito dell'unificazione collettiva attraverso la mutua amicizia.

Troveremo la pace in noi stessi e la porteremo agli altri essendo degni, umili, sereni e rispettosi.

Pace è Forza!

Bandiera Tang Su Do Hak Won
Gran Maestro Roberto Daniel Villalba

TANG SU DO HAK WON

Accademia fondata dal Caposcuola (Kwan Chang Nim) Gran Maestro Roberto Daniel Villalba (1950-2021)

Struttura Organizzativa dell'Accademia

M. 5° Dan Carlo Borghi - Presidente e referente nazionale
M. 5° Dan Luca Spagnoli - Vicepresidente
I. 3° Dan Gianluigi Ilardi - Segretario

M. 4° Dan Azzurra Troiani - Responsabile
I. 3° Dan Sabrina Moccia
I. 2° Dan Mattia Mecozzi

I. 4° Dan Davide Croce - Responsabile
I. 3° Dan Alessio De Fusco
I. 3° Dan Damiano Emili

I. 4° Dan Simone Mecozzi - Responsabile

M. 4° Dan Emanuele Soldati - Responsabile

I. 2° Dan Ruben Marzano - Responsabile

Albo dei Membri Dan Qualificati e Riconosciuti

5° Dan 054AM Luca Spagnoli
5° Dan 114AM Carlo Borghi
4° Dan 005AM Carlo Mattei
4° Dan 026AM Alberto Accorsi
4° Dan 027AM Franco Di Giammarco
4° Dan 055AM Emanuele Soldati
4° Dan 139AM Massimiliano Olivi
4° Dan 178AM Lucio Agostini
4° Dan 187AM Azzurra Troiani

Istruttori
4° Dan 174AI Claudio Rossi
4° Dan 189AI Davide Croce
4° Dan 195AI Simone Mecozzi
3° Dan 153AI Gianluigi Ilardi
3° Dan 208AI Danilo Lazzarini
3° Dan 222AI Sabrina Moccia
3° Dan 224AI Damiano Emili
3° Dan 226AI Alessio De Fusco
2° Dan 203AI Marco Allevi
2° Dan 207AI Mauro Corradini
2° Dan 209AI Andrea Marrapodi
2° Dan 228AI Mattia Mecozzi
2° Dan 230AI Marco Schutzmann
2° Dan 255AI Marzano Ruben
Assistenti
3° Dan 237A Sandro Vescovi
2° Dan 180A Diego Alejandro Barrera De Nicola
2° Dan 235A Igor Romei
2° Dan 238A Alessandro Fato
2° Dan 242A Andrea Olivi
2° Dan 246A Silvia Vaccari
2° Dan 250A Damiano Mancini
2° Dan 253A Claudio Raffele Cenciarelli
2° Dan 256B Ombretta Blasucci
1° Dan 194A Lea Stella Valeriani
1° Dan 232A Alessandro Aloigi
1° Dan 249A Davide Santillo
1° Dan 258B Raffaele Rossi
1° Dan 259B Lorenzo Angelaccio
1° Dan 260B Alex Gradellini
1° Dan 261B Roberto Giovenco
1° Dan 262B Valentino Buccieri
1° Dan 263B Alessandro Ceci
1° Dan 264B Pierpaolo Cavalli
1° Dan 265B Simone Gaetani

Pubblicazioni

I testi ufficiali e le opere di riferimento dell'Accademia

Tang Su Do Vol. 1

TANG SU DO vol. 1

Le origini, le tecniche e la filosofia del Tang Su Do sono poco conosciute nel nostro Paese. Pertanto gli autori, analizzandone i molteplici aspetti, si propongono in queste pagine di chiarire o far conoscere quest'antica ed ancora tradizionale arte marziale coreana.

I diversi argomenti trattati, quali la storia della Corea, le origini delle arti marziali, i suoi fondamenti filosofici, la spiritualità e la pratica, le vicende politico-sportive, e la dettagliata spiegazione della parte tecnica, permettono al lettore di acquisire una visione globale ma al contempo approfondita del Karaté Coreano.

Il testo è arricchito da oltre 500 fotografie e disegni che lo rendono adatto sia come manuale per i praticanti, sia come testo di «presentazione» al grande pubblico. Il volume risulterà sicuramente interessante a tutti gli appassionati di arti marziali, e in particolare a quanti praticano Karaté, Kung Fu e Tao Kwon Do.

TANG SU DO vol. 2

Il Kata rappresenta la sublimazione del movimento contenuto nella tecnica delle arti marziali.

La sua ripetizione fino all'automatismo, fino a divenire tutt'uno con esso, fa del praticante un ricercatore della perfezione. In questo senso, le «forme» dal Tang Su Do possono essere definite una «via esoterica», un modo per scoprire e realizzare l'assoluto che è in noi, rendendo nuovamente «uno» il molteplice.

L'Autore offre una spiegazione ampia e approfondita del Kata nelle Arti Marziali e nel Tang Su Do in particolare. Ne traccia una storia e ne spiega i significati fino ai diversi livelli di comprensione. Il testo passa quindi ad illustrare, con l'ausilio di 440 fotografie, l'esecuzione tecnica dei Kata e le sequenze di movimenti che li costituiscono.

Tang Su Do Vol. 2
Bu-Do Esoterico

BU-DO ESOTERICO

Nel pensiero dei maestri fondatori - Kano in primis - il Bu-do è per todos, va diffuso come cultura popolare. Infatti, se si aspira ad una società migliore, il Bu-do nelle sue varie forme dovrebbe essere insegnato innanzitutto ai giovani, situandosi al di sopra d'ogni diversità culturale, generazionale, confessionale, economica.

Il Bu-do moderno si propone come una Via educativa per la vita, un metodo psico-fisico articolato in tre livelli facoltativi e in tre tappe obbligatorie per ciascun livello.

Ogni genuina specialità del Bu-do accredita la conoscenza, coniata dal taoismo classico, dei tre lavori tipici che configurano il do: il lavoro esterno (wai kong), il lavoro interno (nei kong) e il lavoro spirituale (shen kong). Sforzo che si realizza sintetizzando la conoscenza ricevuta dal maestro con le intuizioni apportate dal proprio sguardo interiore per scoprire ciò che consapevolmente si può diventare.

千里の道も一歩から
[Senri no michi mo ippo kara]

Letteralmente: anche una strada di mille ri comincia da un passo. Anche un viaggio lungo mille miglia comincia con un passo*.

Anche il più lungo cammino inizia con un piccolo passo, recita l’antico proverbio. Per chi, come noi, pratica le Arti Marziali Orientali il cammino è identificato con il “Do”, la via al perfezionamento interiore: nello specifico il Bu-Do (武道, Mu Do in coreano), la Via Marziale.

Metaforicamente potremmo dire che il primo passo lungo il cammino del Tang Su Do consiste in un Hadan Maki (parata bassa). Chiedete a un Dan, a un Istruttore, a un Maestro quante volte hanno eseguito questo gesto … centinaia, migliaia, decine di migliaia? Eppure, per chi sa “sentire”, ogni ripetizione porta con sé il piacere di riattualizzare, di dare nuova vita e forma a un gesto antico, che travalica le generazioni così come le latitudini, che riscopriamo e salutiamo ogni volta come si farebbe con un vecchio amico.

Nell’esecuzione corretta di un gesto così semplice (la prima cosiddetta “tecnica” che si insegna al principiante) si mette già in atto gran parte dell’insegnamento tecnico del KaraTe (Tang Su) e, contestualmente, del suo significato più profondo: ricercando la precisione del gesto, controllando l’energia applicata, verificando la tensione e la distensione muscolare, applicando l’intenzionalità, sfruttando il tempismo, mettendoci la giusta grinta, regolando la respirazione, mantenendo l’equilibrio e così via ci si avvicina progressivamente all’ideale unione corpo/mente/spirito che sta alla base di tutte le forme di Bu-Do tradizionale.

È evidente come questo significhi abbracciare un paradigma completamente diverso da quello proposto dallo sport in generale e dagli sport di combattimento in particolare: senza questa consapevolezza la parata, così come qualunque altra tecnica, si riduce al mero gesto tecnico, atletico, mirato alla ricerca della performance fine a sé stessa.

Il Maestro ci ha lasciati lo scorso 4 febbraio, un anno fa: ma non ci ha lasciati soli! Sicuramente sono vivissimi in molti di noi i ricordi personali di tante ore passate insieme a discutere di Arti Marziali e non solo, a fare progetti, a scontrarsi con l’ottusità della burocrazia che ostacolava la nostra vita associativa: soprattutto a confrontarsi su come “risalire la corrente come i salmoni” per cercare nella tradizione le chiavi perdute.

Oggi la sua eredità risiede nelle nostre mani e in quelle dei nostri allievi, a cui un giorno passeremo il testimone. L’aver in parte contribuito a questa conoscenza, cosa di cui dobbiamo essere giustamente orgogliosi, non ci fa però dimenticare la delicatezza dei compiti che il Bu-Do ci ha assegnati: preservare l’insegnamento ricevuto e allo stesso tempo continuare lungo il percorso di ricerca.

Per concludere, credo che se dovessi scegliere il ponte ideale, metaforico, per rappresentare questo continuo scambio di conoscenze ed energie tra il vecchio e il nuovo, tra il Maestro e l’allievo, questo sarebbe proprio il Pavyi Cho Il Bu, il primo, che – guarda un po’! – ha inizio con una parata bassa.

Tang Su! M° Carlo Borghi – Presidente Tang Su Do Hak Won
*la versione originale del proverbio si deve al filosofo cinese Laozi (o Lao Tzu) 老子, considerato il fondatore del Taoismo.